Il teatro di Seneca

Il materiale teatrale che la tradizione attribuisce al filosofo Seneca sono nove tragedie cothurnatae (cioè di argomento (mitologico) greco), ovvero:
Agamemnon
Oedipus
Medea
Phaedra
Phoenissae
Thyestes
Troades
Hercules furens
Hercules Oeteus

e una praetexta, Octavia, che di sicuro non è di Seneca.

Perché scrive?
Rinaldo Traina, nella sua celebre interpretazione del teatro senecano, si domanda se sia "o teatro di opposizione o teatro di esortazione".
Tuttavia, nulla ci autorizza a ritenere che Seneca abbia mai voluto contestare l'autorità dell'imperatore. Lo dimostra la scelta operata quando la collaborazione con un Nerone sempre più insofferente alle sue direttive lo costringe ad una scelta decisa e radicale: non la fronda antineroniana, ma il ritiro sdegnoso in un semi-esilio più o meno forzato, giustificato per altro, con la teoria stoica.
Del resto le tirate antitiranniche hanno senso solo se rivolte al potere, non contro.
Si può quindi giustamente ritenere che le tragedie avessero uno scopo pedagogico: mettere davanti agli occhi del giovane principe gli effetti deleteri del potere dispotico e delle passioni sregolate.

Caratteristiche
Quelle di Seneca sono le uniche tragedie latine a essere pervenute in forma non frammentaria. Tuttavia la scarsità di notizie esterne sulle tragedie senecane non permette di sapere nulla di certo sulle modalità della loro rappresentazione. Anzi, basandosi su alcune caratteristiche delle scene rappresentate (l'efferatezza dei crimini di Medea, che uccide in scena i suoi due figli e li getta dall'alto della torre, ad esempio, oppure le membra di Ippolito sparse sulla scena nella Phaedra) e sul fatto che sembra poco credibile che gli imperatori consentissero rappresentazioni al vasto pubblico di drammi in cui sono rappresentati come odiosi tiranni, sembra piuttosto probabile è che fossero tragedie destinate soprattutto alle recitationes: letture in pubblico, spesso accompagnate dal mimo, in cui l’azione drammatica è sostituita dalla declamazione dei sentimenti e dalla sottigliezza del dialogo sofistico. Le tragedie appartengono però a pieno titolo al genere tragico, visto che ne rispettano la struttura tradizionale (prologo, episodi, cori, trimetro giambico) e ne riprendono temi e situazioni.

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